venerdì 28 febbraio 2020

JUVENTUS - INTER : ANALISI


A pochi giorni dalla sfida scudetto, propongo a tutti gli appassionati la mia analisi tecnico-tattica delle due compagini che, insieme alla Lazio, hanno dominato il campionato fino a questo momento.

JUVENTUS

La squadra di Sarri arriva da una pessima prestazione in Champions League e, più in generale, da almeno 3 mesi di appannamento fisico e disorientamento tattico. A dirla tutta, è proprio la partita di andata, giocata e vinta con merito a San Siro, che sembra essere stato l’apice del sarrismo mai più raggiunto nei match successivi. Il motivo è presto detto, ha un nome ed un cognome: Miralem Pjanic. Voglio cominciare proprio dal bosniaco, quello che doveva essere il fulcro del centrocampo bianconero e che ormai da mesi è vittima di un’involuzione che sembra non arrestarsi più, coincidendo il suo declino tattico e fisico con la penuria di gioco e, ultimamente, anche di risultati, a tal punto che il suo impiego è messo in discussione dalle buone prestazioni di Bentancur. E qui passiamo alla nota dolente, il grande difetto del centrocampo della Juventus: Pjanic – Bentancur – Rabiot, 3 giocatori troppo lenti per giocare anche solo in 2 (addirittura tutti e 3 mercoledì, che erroraccio) per affrontare squadre che pressano alte e che non lasciano respirare la manovra. Se Sarri dovesse schierare solo uno di questi 3 insieme a Matuidi e Ramsey (o, perché no, Bernardeschi), prevedo una manovra più fluida e più verticale che potrà mettere in grossissima difficoltà la difesa nerazzurra. In attacco sembrano esserci pochi dubbi, Cuadrado, Ronaldo e Dybala sono imprescindibili al momento e non necessitano presentazioni. In difesa ci sono anche in questo caso pochi dubbi, più per necessità che per meriti acquisiti sul campo. Danilo e Alex Sandro (povero Sandro, la più grande manifestazione dell’incapacità di Allegri) sono buoni terzini, non garantiscono il cambio di passo, ma una discreta copertura e una buona spinta, al centro ci saranno ancora quel cancro di Bonucci (su cui è inutile esprimermi) ed uno tra De Ligt e Chiellini, entrambi ottimi nell’anticipo e saranno fondamentali nello spezzare sul nascere le ripartenze nerazzurre (vederli giocare in coppia sarebbe l’ideale, purtroppo la cura per il cancro ancora non l’hanno trovata). In conclusione prevedo una Juventus che come al solito tenterà i suoi attacchi prevalentemente al centro e sarà fondamentale il taglio di Cuadrado dall’esterno verso l’interno, gli inserimenti delle mezzali e vorrei tanto che Sarri mi sorprendesse inserendo Bernardeschi dal primo minuto come interno di sinistra, sarebbe per me la vera mossa spacca-partita, sempre che il buon Federico si ricordi di che forma sia fatto il pallone. In difesa saranno fondamentali gli anticipi di Chiellini/De Ligt e da non sottovalutare l’eventuale ingresso di D. Costa, sempre che non si fratturi un dito mentre posta i suoi selfie su Instagram.

INTER

Premetto che sull’Inter sono meno preparato, ma conosco bene Antonio Conte. Il suo è un gioco piuttosto semplice, prevede movimenti piuttosto elementari dal punto di vista teorico, che richiedono d’altro canto un grandissimo sforzo fisico e la lieve flessione accusata negli ultimi mesi è dovuta essenzialmente alla stanchezza accusata dai suoi interpreti più rappresentativi di inizio stagione e dalla mancanza di ricambi. Leggo che non giocherà Godin, al suo posto D’Ambrosio e la cosa non mi stupisce: sin da inizio stagione affermavo che il ruolo di terzo di destra nella difesa a 3 sarebbe stato dell’esterno campano, Godin è un grandissimo centrale in una difesa a 4, ma la difesa a 3 richiede movimenti completamente differenti che il centrale uruguagio non conosce e non può apprendere in pochi mesi ad oltre 30 anni. Insieme a De Vrij (che vale 50 Bonucci) e Skriniar formeranno un muro che sarà davvero difficile valicare, per non parlare di Handanovic… A centrocampo per Brozovic vale un po’ lo stesso discorso fatto per Pjanic: ha avuto una flessione negli ultimi mesi che ne ha limitato il rendimento, la differenza tra le 2 squadre però è essenzialmente una: Romelu Lukaku. Uno dei peggiori attaccanti che il nostro campionato abbia mai visto offre alla squadra di Conte l’opzione del lancio lungo sul mandingo e via con tutti gli alfieri a correre alle sue spalle per occupare quegli spazi che la sua grossa mole fisiologicamente libera. Sarà l’unico vero grande problema che la squadra di Conte porterà alla difesa bianconera, il resto verrà fatto dalla vena propositiva e la resistenza atletica dei vari Barella, Vecino, Candreva, Lautaro… tutti ottimi giocatori che se il grosso gorilla la gioca bene potranno avere l’occasione della vita per fare male a Szczesny. Capitolo Eriksen: è l’unico giocatore che potrebbe dare un’alternativa alla manovra nerazzurra, io lo vedo ancora un po’ in ritardo, più che di condizione, di integrazione col resto della squadra, quindi non prevedo che sarà decisivo. In conclusione credo che l’Inter terrà molto poco il pallone, aspetterà l’avversario per poi ripartire col lancio su Lukaku che, se sarà bravo ad andare nella zona di Bonucci, potrà creare i presupposti per un attacco potenzialmente pericoloso. Sono abbastanza sicuro che il gol (di questo sono abbastanza sicuro, l’Inter farà almeno un gol) arriverà su calcio piazzato, probabilmente da un difensore, ma il giocatore più decisivo, ancora una volta, come negli ultimi 10 anni, sarà ancora Samir Handanovic: fosse stato ancora infortunato non avrei scritto niente di tutto ciò o forse avrei scritto semplicemente “La Juventus vince 5-1”.

A questo punto non mi rimane che esprimere il mio pronostico: alla luce di quanto scritto prevedo un match povero di gol, noioso e degno di essere giocato a porte chiuse. Credo che entrambe abbiano le stesse possibilità di vittoria, dovessi scommettere su un risultato giocherei l’1/2 + under 1.5, sperando con tutto il cuore di sbagliarmi ed assistere ad un bellissimo 4-4.


martedì 4 febbraio 2020

...e nessuno (compreso me) che parli dell'orrido gioco espresso dalla Fiorentina...


Rocco Commisso è espressione di un calcio volgare, subdolo, infido nell’espressione delle proprie dinamiche, la cui incipienza nel mondo del calcio italiano è avvenuta sotto mentite spoglie di arlecchino ed è arrivata alla sua espressione ultima nella giornata di domenica, 02/02/2020, che ha sancito la sua nomina a legionario combattente in difesa della giustizia pallonara, quella che si pone come obbiettivo massimo la distruzione della società Juventus, dei suoi valori inossidabili di entità vincente, sul campo, sopra ogni tipo di opinione. Ancora una volta si è osservato inermi l’attacco mediatico, sistematico, strategico alle più alte cariche della società bianconera, nell’occasione rappresentata dal suo vice-presidente Pavel Nedved, accusato di aver elegantemente invitato il sig. Commisso a sorseggiare un buon tè prima di lasciarsi andare a dichiarazioni il cui livore è risultato quantomeno fuori luogo in virtù del predominio tecnico-tattico che i 90 minuti avevano ampiamente dimostrato. Siamo di fronte, ancora una volta, alla commedia delle parole, al melodramma e alla lagna preventiva che tentano di giustificare queste piccole compagini, giustificare questo povero calcio italiano, che vede tra le prime 3 della classe, 2 squadre che mi vergogno a definire anche buone squadre, nonostante il livello tecnico discreto; ma alla luce dei tatticismi espressi sul campo dalla SS Lazio e dalla F.C. Internazionale io non posso che rimanere esterrefatto per quanto ancora questo nostro campionato debba progredire e che vede personaggi come Antonio Conte e lo stesso Rocco Commisso che lo ancorano al suolo, limitandone la crescita e rendendolo protagonista di figure meschine in campo internazionale. Quando un giorno si saprà conferire al calcio italiano la giusta dimensione di sport meritocratico e si sarà capaci di affermare senza invidia o rancore che i Campioni sono i Campioni perché hanno vinto sul campo senza aver bisogno di sollevare interrogazioni parlamentari, allora potremo finalmente compiere il primo passo per riportare il pallone tricolore sulle vette del mondo.

giovedì 9 gennaio 2020

Top 11 Serie A 2010-2019


Dieci anni di serie A sono volati via, una grande dominatrice, la Juventus di Andrea Agnelli a farla da padrone e tante, piccole, pretendenti, a contenderle lo scettro, mai realmente in discussione. Eppure gli anni dieci di questo secolo erano cominciati all’insegna di Milano, candidatasi violentemente come capitale del calcio italiano, grazie all’Inter del “triplete” e al Milan targato Ibra, ma nonostante le buone premesse le due compagini lombarde sono venute meno dinnanzi alla necessità di rinnovamento delle proprie rose. L’intelligenza societaria della Juventus ha trovate in fin dei conti poche difficoltà ad ergersi come nuova Regina del calcio italiano e a poco sono valsi i timidi tentativi di Roma e Napoli durante questi anni; soltanto oggi, grazie alla nuova organizzazione societaria dell’Inter di Zhang, sembra esserci (finalmente) una degna pretendente allo scudetto. In questo articolo vi presento il mio team ideale, composto dai calciatori che negli anni 2010 – 2019, secondo il mio modesto parere, hanno lasciato più di tutti la loro impronta nel nostro massimo campionato.

PORTIERE
  • Samir Handanovic. Senza ombra di dubbio lo sloveno è il miglior portiere non solo della Serie A, ma dell’intero continente europeo. Decisivo come nessuno, è ancora l’uomo più importante della sua squadra, al quale ha giurato un amore eterno che non è stato per nulla ripagato in termini di titoli e affermazione internazionale.


DIFENSORI
  • Giorgio Chiellini e Andrea Barzagli. I 2 meritano una menzione condivisa, in quanto insieme hanno contribuito in maniera determinante a rendere Leonardo Bonucci un giocatore di Serie A, mascherando le sue ridicole doti difensive ed operando con estrema attenzione e sacrificio nella più grande menzogna calcistica italiana del XXI secolo.
  • Juan Cuadrado. Il terzino colombiano, sin dagli esordi in Friuli, ha sempre dimostrato di essere un atleta eccezionalmente duttile, nonché di essere munito d’una rapidità e un cambio di passo fuori dal comune. In questi dieci anni ha deliziato le platee del nostro campionato con estro da funambolo e merita di diritto il posto di terzino destro in questo team.
  • Senad Lulic. La Lazio meritava un uomo in questo team e chi meglio del suo capitano, decisivo nella sentitissima finale di coppa Italia contro la Roma nel 2013 e, 6 anni dopo, nella finale di supercoppa contro la Juventus? Ve lo dico io, nessuno. Lulic non sarà il terzino sinistro più forte della serie A, ma è sicuramente quello che più di tutti merita di far parte di questa squadra.


CENTROCAMPISTI
  • Miralem Pjanic. Il metronomo bosniaco arriva a Roma nel 2011 e matura definitivamente nella Juventus dal 2016 in poi. Ad oggi è ancora il perno di centrocampo della squadra di Sarri. Inserirlo è obbligo morale.
  • Radja Nainggolan. Il ninja è decisivo e continuo con tutte le maglie che indossa, può far discutere sotto il profilo professionale, ma in campo è sicuramente il centrocampista che più di tutti ha contribuito ai successi delle proprie squadre in questi dieci anni di serie A, anche quando è stato scaricato e messo ai margini del progetto.
  • Marek Hamsik. Impossibile non inserire il capitano del Napoli, recordman di gol con la maglia azzurra e simbolo dei partenopei degli anni ’10. Centrocampista completo, conquista 3 trofei e contribuisce in maniera determinante a rendere i campani una squadra di livello internazionale.


ATTACCANTI
  • Alejandro Gomez. L’Atalanta, così come la Lazio, meritava un esponente nel team e il suo capitano è l’uomo più indicato per ricoprire l’importante ruolo di ala sinistra d’attacco, considerando il suo approdo a Catania esattamente agli albori degli anni ’10 e la sua definitiva esplosione sotto la guida del Gasp nell’ascesa europea della squadra orobica.
  • Dries Mertens. Per il ruolo di ala destra erano tanti i contendenti, ma alla fine la spunta il belga, essenzialmente perché è un giocatore fantastico, che con il pallone fa un po’ quello che vuole e, cosa non da poco, segna anche una caterva di gol. E’ per me il fuoriclasse assoluto degli anni ’10, imprescindibile per ogni tipo di formazione.
  • Gonzalo Higuain. Per la punta la scelta è stata piuttosto semplice: se segni 36 gol in una stagione non puoi non essere citato come miglior attaccante del decennio. Ancor di più se dopo quella stagione passi alla squadra più forte e suggelli tutto ciò di eccezionale che hai fatto vedere con la cosa più importante di qualunque sport: i titoli.


La squadra che ho disegnato gioca col 4-3-3, se dovessi scegliere un allenatore indicherei Maurizio Sarri, che non ha vinto niente, ma io Allegri e Conte proprio non ce li voglio mettere.

Handanovic

Cuadrado  -  Barzagli  -  Chiellini  -  Lulic

Nainggolan  -  Pjanic  -  Hamsik

Mertens  -  Higuain  -  Gomez