sabato 4 settembre 2021

MASSIMILIANO ALLEGRI, PROFILO DI UN ALLENATORE

 

Vista la pausa e la tranquillità, cercherò di spiegarvi cosa sia esattamente Massimiliano Allegri.

Egli è un allenatore che prepara LE STAGIONI sul PIANO FISICO e non sul piano tattico. Cosa significa? Significa che il modulo schierato in campo non ha valore, se non per inserire le pedine che fisicamente gli danno più garanzie. Infatti, nei 5 anni alla Juventus, si è rivelato flessibile e non ha mai dato una impronta tattica chiara alla squadra. Questo perché, come da sua stessa ammissione, il calcio è un gioco semplice. Bisogna correre più degli altri e fare un gol in più degli altri.

Ovviamente, non è possibile correre di più degli altri per tutta la stagione, quindi, egli impone una preparazione che ci permette di dividere 3 PORZIONI DI RENDIMENTO FISICO all’interno della stagione:

-      SETTEMBRE – DICEMBRE: la squadra non esalta, è in continuo miglioramento, ma presenta brusche battute d’arresto; negli anni è stata spesso salvata in questo periodo dai suoi CAMPIONI e l’obiettivo è quello della qualificazione agli ottavi e rimanere attaccati al treno Scudetto.

-      GENNAIO – MARZO: grande periodo di forma, si costruisce il distacco in Serie A e si forniscono le grandi prestazioni internazionali (Dortmund, Bayern, Barcellona, Real e Atletico);

-      APRILE – MAGGIO: crollo fisico, ci si aggrappa ancora ai suoi campioni per preservare il vantaggio costruito in Serie A e si spera in un po’ di fortuna in Champions.

Questo è Massimiliano Allegri. Inutile parlare di lui con presentazioni tattiche del suo gioco che non esiste. Egli è un gestore, ma non mentale, bensì fisico. Gestisce fisicamente le forze dei suoi giocatori per avere un picco quando ce ne sarà più bisogno.

Ovviamente, il calcio non è matematica, le variabili sono tantissime e, inoltre, questa gestione delle energie fisiche è molto difficile da mettere in atto. Ma è esattamente ciò che Allegri esegue da quando allena il Milan e, molto probabilmente, è ciò che ha progettato per la nuova stagione. La difficoltà più grande sarà tenere il passo in questa prima parte di stagione, visto che il numero di CAMPIONI in rosa è nettamente inferiore rispetto agli standard delle passate stagioni e, nel momento di costruzione della tenuta atletica primaverile, si rischia di perdere molti punti (come è già successo in queste prime 2 partite). Molto dipenderà dall’apporto dei singoli e, diciamolo pure, dalla fortuna.

domenica 3 gennaio 2021

FOCUS SUI MATCH PIU' IMPORTANTI DELLA 15ESIMA GIORNATA

 ATALANTA  5 - 1  SASSUOLO

Decisamente meritata la vittoria dell'Atalanta, che ancora una volta fa prevalere la sua straripante fisicità e condizione atletica. E se contro la Juventus era insorta la necessità di eliminare Arthur dal terreno di gioco per toccare finalmente un pallone, contro il Sassuolo trova le porte del centrocampo spalancate dall'avventatezza tattica di De Zerbi, che oggi fa un enorme passo indietro rispetto a quanto dimostrato finora. La coppia M. Lopez - Locatelli non ha potuto che essere travolta dal tornado rappresentato dalla fase di non possesso atalantina, dove spicca la prestazione di Remo Freuler, fondamentale nel recuperare e ripulire il pallone per le azioni offensive orchestrate dal solito Ilicic e da un sontuoso Pessina. Pessimo anche nelle prestazioni individuali dei suoi giocatori più offensivi, il piccolo Sassuolo sta tornando piano piano nel luogo che più gli compete, ovvero la tranquilla metà della classifica, mentre l'Atalanta si dimostra ancora una volta la squadra atleticamente più forte del campionato.

BENEVENTO 0 - 2 MILAN

Un Milan ordinato batte il Benevento e dimostra ancora una volta che l'attributo più importante per raggiungere i propri obbiettivi sia l'umiltà. Il Milan è lì sopra (ancora per poco, s'intende) perché il suo simpaticissimo allenatore non ha di certo la presunzione di "fare gli 1 vs 1 in fase difensiva" e non si figura minimamente "di impostare a 3 e difendere a 4 col trequarti che scivola sulla fascia". Il suo 4-4-1 -1 è semplice come il pane ed anche uomini non certo edotti alla tattica raffinata o dotati di strabilianti individualità riescono ad interpretarlo con eccellenti risultati. Capita così che se Tonali viene espulso basti eliminare un "1" dal modulo di cui sopra e il gioco è fatto. Il resto lo fa la sciocchezza della difesa del Benevento, un po' di fortuna (ma mica tanta considerati i 2 pali) e la strabiliante individualità (contraddirmi è il mio feticcio più grande) di Rafael Leao. La difesa fa pochi errori (a parte Romagnoli che si fa umiliare un paio di volte da Lapadula), i centrocampisti fanno poche e semplici cose e gli attaccanti aiutano la squadra. Dopotutto il Benevento ha giocato bene, al massimo delle sue possibilità, ma fatto sta che il massimo delle possibilità del Benevento non basta per non perdere da questo Milan.

JUVENTUS 4 -1 UDINESE

La Juventus continua sempre ad inseguire la dimensione di squadra europea. Infatti si allontana sempre di più dallo scudetto, che ha visto vincere una squadra dalla spiccata vocazione europea per l'ultima volta nella stagione 2003-2004 (con Pirlo in campo, tra l'altro). Peccato che si continui a schierare la zavorra col numero 19, tatticamente inadatto al tipo di gioco proposto dai bianconeri, in quanto, non riuscendo a coprire 40 metri alle sue spalle, non tiene la difesa alta abbastanza per mantenere il pallino del gioco per tutti i 90 minuti. Capita così che l'Udinese prenda 2 pali, segni e ne segni anche un altro, annullato per tocco di mano. Il 4 a 1 è decisamente menzognero, la Juventus ha gravi problemi tattici in quanto la linea di difesa e la linea di centrocampo risultano troppo distanziate nella fase di possesso ed ogni ripartenza è una potenziale occasione da gol per gli avversari. Lì in avanti, ovviamente, non ci sono problemi e i 4 gol (+ 1 anche in questo caso annullato per tocco di mano) lo dimostrano, ma bisogna pensare alla Juventus come un falco pronto a spiccare il volo verso prestazioni sempre più convincenti e un gioco sempre più votato all'attacco ma che vede le sue forti zampe dagli artigli affilati incatenate al totem del passato con la maglia numero 19.



venerdì 28 febbraio 2020

JUVENTUS - INTER : ANALISI


A pochi giorni dalla sfida scudetto, propongo a tutti gli appassionati la mia analisi tecnico-tattica delle due compagini che, insieme alla Lazio, hanno dominato il campionato fino a questo momento.

JUVENTUS

La squadra di Sarri arriva da una pessima prestazione in Champions League e, più in generale, da almeno 3 mesi di appannamento fisico e disorientamento tattico. A dirla tutta, è proprio la partita di andata, giocata e vinta con merito a San Siro, che sembra essere stato l’apice del sarrismo mai più raggiunto nei match successivi. Il motivo è presto detto, ha un nome ed un cognome: Miralem Pjanic. Voglio cominciare proprio dal bosniaco, quello che doveva essere il fulcro del centrocampo bianconero e che ormai da mesi è vittima di un’involuzione che sembra non arrestarsi più, coincidendo il suo declino tattico e fisico con la penuria di gioco e, ultimamente, anche di risultati, a tal punto che il suo impiego è messo in discussione dalle buone prestazioni di Bentancur. E qui passiamo alla nota dolente, il grande difetto del centrocampo della Juventus: Pjanic – Bentancur – Rabiot, 3 giocatori troppo lenti per giocare anche solo in 2 (addirittura tutti e 3 mercoledì, che erroraccio) per affrontare squadre che pressano alte e che non lasciano respirare la manovra. Se Sarri dovesse schierare solo uno di questi 3 insieme a Matuidi e Ramsey (o, perché no, Bernardeschi), prevedo una manovra più fluida e più verticale che potrà mettere in grossissima difficoltà la difesa nerazzurra. In attacco sembrano esserci pochi dubbi, Cuadrado, Ronaldo e Dybala sono imprescindibili al momento e non necessitano presentazioni. In difesa ci sono anche in questo caso pochi dubbi, più per necessità che per meriti acquisiti sul campo. Danilo e Alex Sandro (povero Sandro, la più grande manifestazione dell’incapacità di Allegri) sono buoni terzini, non garantiscono il cambio di passo, ma una discreta copertura e una buona spinta, al centro ci saranno ancora quel cancro di Bonucci (su cui è inutile esprimermi) ed uno tra De Ligt e Chiellini, entrambi ottimi nell’anticipo e saranno fondamentali nello spezzare sul nascere le ripartenze nerazzurre (vederli giocare in coppia sarebbe l’ideale, purtroppo la cura per il cancro ancora non l’hanno trovata). In conclusione prevedo una Juventus che come al solito tenterà i suoi attacchi prevalentemente al centro e sarà fondamentale il taglio di Cuadrado dall’esterno verso l’interno, gli inserimenti delle mezzali e vorrei tanto che Sarri mi sorprendesse inserendo Bernardeschi dal primo minuto come interno di sinistra, sarebbe per me la vera mossa spacca-partita, sempre che il buon Federico si ricordi di che forma sia fatto il pallone. In difesa saranno fondamentali gli anticipi di Chiellini/De Ligt e da non sottovalutare l’eventuale ingresso di D. Costa, sempre che non si fratturi un dito mentre posta i suoi selfie su Instagram.

INTER

Premetto che sull’Inter sono meno preparato, ma conosco bene Antonio Conte. Il suo è un gioco piuttosto semplice, prevede movimenti piuttosto elementari dal punto di vista teorico, che richiedono d’altro canto un grandissimo sforzo fisico e la lieve flessione accusata negli ultimi mesi è dovuta essenzialmente alla stanchezza accusata dai suoi interpreti più rappresentativi di inizio stagione e dalla mancanza di ricambi. Leggo che non giocherà Godin, al suo posto D’Ambrosio e la cosa non mi stupisce: sin da inizio stagione affermavo che il ruolo di terzo di destra nella difesa a 3 sarebbe stato dell’esterno campano, Godin è un grandissimo centrale in una difesa a 4, ma la difesa a 3 richiede movimenti completamente differenti che il centrale uruguagio non conosce e non può apprendere in pochi mesi ad oltre 30 anni. Insieme a De Vrij (che vale 50 Bonucci) e Skriniar formeranno un muro che sarà davvero difficile valicare, per non parlare di Handanovic… A centrocampo per Brozovic vale un po’ lo stesso discorso fatto per Pjanic: ha avuto una flessione negli ultimi mesi che ne ha limitato il rendimento, la differenza tra le 2 squadre però è essenzialmente una: Romelu Lukaku. Uno dei peggiori attaccanti che il nostro campionato abbia mai visto offre alla squadra di Conte l’opzione del lancio lungo sul mandingo e via con tutti gli alfieri a correre alle sue spalle per occupare quegli spazi che la sua grossa mole fisiologicamente libera. Sarà l’unico vero grande problema che la squadra di Conte porterà alla difesa bianconera, il resto verrà fatto dalla vena propositiva e la resistenza atletica dei vari Barella, Vecino, Candreva, Lautaro… tutti ottimi giocatori che se il grosso gorilla la gioca bene potranno avere l’occasione della vita per fare male a Szczesny. Capitolo Eriksen: è l’unico giocatore che potrebbe dare un’alternativa alla manovra nerazzurra, io lo vedo ancora un po’ in ritardo, più che di condizione, di integrazione col resto della squadra, quindi non prevedo che sarà decisivo. In conclusione credo che l’Inter terrà molto poco il pallone, aspetterà l’avversario per poi ripartire col lancio su Lukaku che, se sarà bravo ad andare nella zona di Bonucci, potrà creare i presupposti per un attacco potenzialmente pericoloso. Sono abbastanza sicuro che il gol (di questo sono abbastanza sicuro, l’Inter farà almeno un gol) arriverà su calcio piazzato, probabilmente da un difensore, ma il giocatore più decisivo, ancora una volta, come negli ultimi 10 anni, sarà ancora Samir Handanovic: fosse stato ancora infortunato non avrei scritto niente di tutto ciò o forse avrei scritto semplicemente “La Juventus vince 5-1”.

A questo punto non mi rimane che esprimere il mio pronostico: alla luce di quanto scritto prevedo un match povero di gol, noioso e degno di essere giocato a porte chiuse. Credo che entrambe abbiano le stesse possibilità di vittoria, dovessi scommettere su un risultato giocherei l’1/2 + under 1.5, sperando con tutto il cuore di sbagliarmi ed assistere ad un bellissimo 4-4.


martedì 4 febbraio 2020

...e nessuno (compreso me) che parli dell'orrido gioco espresso dalla Fiorentina...


Rocco Commisso è espressione di un calcio volgare, subdolo, infido nell’espressione delle proprie dinamiche, la cui incipienza nel mondo del calcio italiano è avvenuta sotto mentite spoglie di arlecchino ed è arrivata alla sua espressione ultima nella giornata di domenica, 02/02/2020, che ha sancito la sua nomina a legionario combattente in difesa della giustizia pallonara, quella che si pone come obbiettivo massimo la distruzione della società Juventus, dei suoi valori inossidabili di entità vincente, sul campo, sopra ogni tipo di opinione. Ancora una volta si è osservato inermi l’attacco mediatico, sistematico, strategico alle più alte cariche della società bianconera, nell’occasione rappresentata dal suo vice-presidente Pavel Nedved, accusato di aver elegantemente invitato il sig. Commisso a sorseggiare un buon tè prima di lasciarsi andare a dichiarazioni il cui livore è risultato quantomeno fuori luogo in virtù del predominio tecnico-tattico che i 90 minuti avevano ampiamente dimostrato. Siamo di fronte, ancora una volta, alla commedia delle parole, al melodramma e alla lagna preventiva che tentano di giustificare queste piccole compagini, giustificare questo povero calcio italiano, che vede tra le prime 3 della classe, 2 squadre che mi vergogno a definire anche buone squadre, nonostante il livello tecnico discreto; ma alla luce dei tatticismi espressi sul campo dalla SS Lazio e dalla F.C. Internazionale io non posso che rimanere esterrefatto per quanto ancora questo nostro campionato debba progredire e che vede personaggi come Antonio Conte e lo stesso Rocco Commisso che lo ancorano al suolo, limitandone la crescita e rendendolo protagonista di figure meschine in campo internazionale. Quando un giorno si saprà conferire al calcio italiano la giusta dimensione di sport meritocratico e si sarà capaci di affermare senza invidia o rancore che i Campioni sono i Campioni perché hanno vinto sul campo senza aver bisogno di sollevare interrogazioni parlamentari, allora potremo finalmente compiere il primo passo per riportare il pallone tricolore sulle vette del mondo.

giovedì 9 gennaio 2020

Top 11 Serie A 2010-2019


Dieci anni di serie A sono volati via, una grande dominatrice, la Juventus di Andrea Agnelli a farla da padrone e tante, piccole, pretendenti, a contenderle lo scettro, mai realmente in discussione. Eppure gli anni dieci di questo secolo erano cominciati all’insegna di Milano, candidatasi violentemente come capitale del calcio italiano, grazie all’Inter del “triplete” e al Milan targato Ibra, ma nonostante le buone premesse le due compagini lombarde sono venute meno dinnanzi alla necessità di rinnovamento delle proprie rose. L’intelligenza societaria della Juventus ha trovate in fin dei conti poche difficoltà ad ergersi come nuova Regina del calcio italiano e a poco sono valsi i timidi tentativi di Roma e Napoli durante questi anni; soltanto oggi, grazie alla nuova organizzazione societaria dell’Inter di Zhang, sembra esserci (finalmente) una degna pretendente allo scudetto. In questo articolo vi presento il mio team ideale, composto dai calciatori che negli anni 2010 – 2019, secondo il mio modesto parere, hanno lasciato più di tutti la loro impronta nel nostro massimo campionato.

PORTIERE
  • Samir Handanovic. Senza ombra di dubbio lo sloveno è il miglior portiere non solo della Serie A, ma dell’intero continente europeo. Decisivo come nessuno, è ancora l’uomo più importante della sua squadra, al quale ha giurato un amore eterno che non è stato per nulla ripagato in termini di titoli e affermazione internazionale.


DIFENSORI
  • Giorgio Chiellini e Andrea Barzagli. I 2 meritano una menzione condivisa, in quanto insieme hanno contribuito in maniera determinante a rendere Leonardo Bonucci un giocatore di Serie A, mascherando le sue ridicole doti difensive ed operando con estrema attenzione e sacrificio nella più grande menzogna calcistica italiana del XXI secolo.
  • Juan Cuadrado. Il terzino colombiano, sin dagli esordi in Friuli, ha sempre dimostrato di essere un atleta eccezionalmente duttile, nonché di essere munito d’una rapidità e un cambio di passo fuori dal comune. In questi dieci anni ha deliziato le platee del nostro campionato con estro da funambolo e merita di diritto il posto di terzino destro in questo team.
  • Senad Lulic. La Lazio meritava un uomo in questo team e chi meglio del suo capitano, decisivo nella sentitissima finale di coppa Italia contro la Roma nel 2013 e, 6 anni dopo, nella finale di supercoppa contro la Juventus? Ve lo dico io, nessuno. Lulic non sarà il terzino sinistro più forte della serie A, ma è sicuramente quello che più di tutti merita di far parte di questa squadra.


CENTROCAMPISTI
  • Miralem Pjanic. Il metronomo bosniaco arriva a Roma nel 2011 e matura definitivamente nella Juventus dal 2016 in poi. Ad oggi è ancora il perno di centrocampo della squadra di Sarri. Inserirlo è obbligo morale.
  • Radja Nainggolan. Il ninja è decisivo e continuo con tutte le maglie che indossa, può far discutere sotto il profilo professionale, ma in campo è sicuramente il centrocampista che più di tutti ha contribuito ai successi delle proprie squadre in questi dieci anni di serie A, anche quando è stato scaricato e messo ai margini del progetto.
  • Marek Hamsik. Impossibile non inserire il capitano del Napoli, recordman di gol con la maglia azzurra e simbolo dei partenopei degli anni ’10. Centrocampista completo, conquista 3 trofei e contribuisce in maniera determinante a rendere i campani una squadra di livello internazionale.


ATTACCANTI
  • Alejandro Gomez. L’Atalanta, così come la Lazio, meritava un esponente nel team e il suo capitano è l’uomo più indicato per ricoprire l’importante ruolo di ala sinistra d’attacco, considerando il suo approdo a Catania esattamente agli albori degli anni ’10 e la sua definitiva esplosione sotto la guida del Gasp nell’ascesa europea della squadra orobica.
  • Dries Mertens. Per il ruolo di ala destra erano tanti i contendenti, ma alla fine la spunta il belga, essenzialmente perché è un giocatore fantastico, che con il pallone fa un po’ quello che vuole e, cosa non da poco, segna anche una caterva di gol. E’ per me il fuoriclasse assoluto degli anni ’10, imprescindibile per ogni tipo di formazione.
  • Gonzalo Higuain. Per la punta la scelta è stata piuttosto semplice: se segni 36 gol in una stagione non puoi non essere citato come miglior attaccante del decennio. Ancor di più se dopo quella stagione passi alla squadra più forte e suggelli tutto ciò di eccezionale che hai fatto vedere con la cosa più importante di qualunque sport: i titoli.


La squadra che ho disegnato gioca col 4-3-3, se dovessi scegliere un allenatore indicherei Maurizio Sarri, che non ha vinto niente, ma io Allegri e Conte proprio non ce li voglio mettere.

Handanovic

Cuadrado  -  Barzagli  -  Chiellini  -  Lulic

Nainggolan  -  Pjanic  -  Hamsik

Mertens  -  Higuain  -  Gomez

venerdì 14 luglio 2017

Bonucci

Mi sembra giusto chiarire dopo 7 anni di tormenti, di paure, di terrore ogni qual volta la palla andasse a finire nella zona di campo del nostro numero 19, che io spieghi dettagliatamente perché considero Leonardo Bonucci il peggiore difensore titolare della storia della Juventus. Ancora non ci credo che ce ne siamo liberati, il mio odio SPORTIVO (nessun giudizio mi permetto di dare sull'uomo in quanto non lo conosco) si fonda su anni di errori tecnici e tattici, ripetuti costantemente e sistematicamente in ogni partita della stagione. Sono poche le volte in cui sia riuscito a concludere un match senza una sbavatura, senza aver condotto le mie coronarie al suicidio fisiologico. Cercherò di essere schematico.


  • 1 vs 1: decisamente pessimo, può essere dribblato da tutti, non gode di grandi capacità atletiche, lento ed impacciato, nel tempo è riuscito ad apprendere dai grandi campioni che ha avuto al suo fianco qualche piccolo segreto, ma nel complesso è rimasto un difensore che se puntato viene superato 9/10 volte (vedasi Borriello che diventa Denilson).
  • Marcatura: inaffidabile, quasi sempre si lascia scappare l'uomo, non attua le coperture preventive, non capisce lo sviluppo dell'azione, fisicamente è sovrastato ogni qual volta dal numero 9 di turno. Non potrò mai dimenticare quel Cesena - Juventus terminata 2 a 2 in cui Djuric sembrò il Van Nistelrooy dei tempi migliori.
  • Colpo di testa: per quanto possa essere alto non è in grado di staccare tanto da poter contendere la palla ai grandi saltatori del nostro campionato; in questo caso non è da 3 in pagella, ma alla sufficienza non arriva, in quanto un difensore della sua caratura non può permettersi di essere sovrastato come un pivello dal Garay di turno senza nemmeno provare a saltare.
  • Senso della posizione: peggio che andar di notte, ho già documentato con 2 immagini abbastanza chiare i buchi che ha lasciato in difesa in 2 occasioni importanti della stagione; Barzagli e Chiellini sono i primi ad esultare della sua cessione, dovranno lavorare la metà.
  • Concentrazione: altro punto sfavorevole della sua carriera, le sue cappellate sono storiche ormai, ne ha fatte di ogni tipo, soprattutto passaggi sbagliati nella propria trequarti.
  • Impostazione: quella che a detta di molti è la sua qualità migliore, in verità a me non sembra meglio di Paletta, nell'arco di 90 minuti esegue 8 lanci e 3 li azzecca (tralasciando il fatto che Montella non ama giocare con i lanci lunghi, rabbrividisco al solo pensiero dei suoi passaggi in orizzontale).
  • Senso del gol: unico pregio di questo calciatore è la sua capacità di buttarla dentro, tanto è vero che più volte quest'anno l'ho proposto come vice Higuain. Peccato che di mestiere faccia il difensore e non il centravanti.

domenica 4 giugno 2017

Finale di Champions 2017

Non starò a parlare delle motivazioni per cui la partita sia terminata in questa maniera, tantomeno cercherò giustificazioni per la sconfitta della Juventus. La partita ha una facile lettura, i giocatori del Real Madrid sono arrivati in una condizione fisica migliore della nostra e nel secondo tempo hanno dimostrato la loro maggiore freschezza fisica segnando 2 grandi gol dopo un gol piuttosto fortunoso. Perché questa maggiore freschezza fisica? In una stagione ogni squadra gode di momenti di brillantezza alternati a momenti di affaticamento fisico e mentale. Di solito per arrivare in finale di champions bisogna godere dell'apice di forma intorno ai quarti di finale, cosa che è accaduta per la Juventus, che ha superato con grande disinvoltura una grande squadra come il Barcellona. Il Real Madrid ha invece avuto il suo momento di maggiore freschezza proprio nel finale di stagione, dove ha dato lo strappo per vincere la Liga (mentre abbiamo visto la Juventus perdere punti contro Atalanta, Roma e Torino in campionato) e ha disputato una finale di champions direi in maniera superba, meritando i 3 gol di scarto. E allora era davvero impossibile far fronte a questo Real durante la competizione? Assolutamente no. Anche il Real ha avuto il suo momento di flessione e, pensate un po', proprio nel momento in cui la Juventus stava viaggiando a mille: nei quarti di finale. Real Madrid vs Bayern Monaco è stata la svolta di questa champions, una qualificazione invertita che ha permesso al Real Madrid di superare un ostacolo che non avrebbe mai superato con le sue sole forze. Secondo il mio punto di vista il Bayern avrebbe battuto anche la Juventus in finale, non sto dicendo che ci hanno derubato (anche se, sempre secondo il mio punto di vista, non ci avrebbe dato 3 gol di scarto), voglio solo mettere in evidenza che la champions è una competizione dove gli episodi la condizionano di più di quanto possa essere condizionato un campionato lungo e dispendioso e quest'anno il Real Madrid è stato più fortunato NELL'ARCO DELLA COMPETIZIONE (non nella partita di ieri dove, ripeto, ha meritato i 3 gol di vantaggio).

P.S.: una piccola nota statistica: il Real Madrid durante la champions ha collezionato 8 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte per un totale di 27 punti, mentre la Juventus ha messo insieme 9 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta, per un totale di 30 punti.