Rocco Commisso è espressione di un calcio volgare, subdolo,
infido nell’espressione delle proprie dinamiche, la cui incipienza nel mondo
del calcio italiano è avvenuta sotto mentite spoglie di arlecchino ed è
arrivata alla sua espressione ultima nella giornata di domenica, 02/02/2020, che
ha sancito la sua nomina a legionario combattente in difesa della giustizia
pallonara, quella che si pone come obbiettivo massimo la distruzione della
società Juventus, dei suoi valori inossidabili di entità vincente, sul campo,
sopra ogni tipo di opinione. Ancora una volta si è osservato inermi l’attacco
mediatico, sistematico, strategico alle più alte cariche della società
bianconera, nell’occasione rappresentata dal suo vice-presidente Pavel Nedved, accusato
di aver elegantemente invitato il sig. Commisso a sorseggiare un buon tè prima
di lasciarsi andare a dichiarazioni il cui livore è risultato quantomeno fuori luogo
in virtù del predominio tecnico-tattico che i 90 minuti avevano ampiamente
dimostrato. Siamo di fronte, ancora una volta, alla commedia delle parole, al melodramma
e alla lagna preventiva che tentano di giustificare queste piccole compagini,
giustificare questo povero calcio italiano, che vede tra le prime 3 della
classe, 2 squadre che mi vergogno a definire anche buone squadre, nonostante il
livello tecnico discreto; ma alla luce dei tatticismi espressi sul campo dalla
SS Lazio e dalla F.C. Internazionale io non posso che rimanere esterrefatto per
quanto ancora questo nostro campionato debba progredire e che vede personaggi
come Antonio Conte e lo stesso Rocco Commisso che lo ancorano al suolo,
limitandone la crescita e rendendolo protagonista di figure meschine in campo
internazionale. Quando un giorno si saprà conferire al calcio italiano la
giusta dimensione di sport meritocratico e si sarà capaci di affermare senza
invidia o rancore che i Campioni sono i Campioni perché hanno vinto sul campo
senza aver bisogno di sollevare interrogazioni parlamentari, allora potremo
finalmente compiere il primo passo per riportare il pallone tricolore sulle
vette del mondo.
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